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Che clima c’era? Ce lo dicono gli scarafaggi

Autore: Prof. Adriano Mazzarella -
Responsabile Osservatorio Meteorologico Università Federico II di Napoli
03/10/2009 (letto 2374 volte)

 

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Sulla Terra esistono circa 4 mila varietà di scarafaggi che, fatta eccezione per le calotte polari e le vette più alte, popolano quasi tutto il Pianeta. Questi tenaci insetti per nutrirsi e riprodursi necessitano di un clima particolare e l’utilizzo dei loro residui fossili può fornire utili informazioni sul clima del passato. Gli scarafaggi sono, infatti, particolarmente esigenti per quel che riguarda abitudini alimentari e temperatura e umidità dell’aria per cui solo determinate condizioni climatiche ne consentono la proliferazione. Il primo a sfruttare questo comportamento “schizzinoso” degli scarafaggi per studiare il clima del passato è stato, agli inizi degli anni ’60, Russel Cope. Lo studioso della Birmingham University ha dimostrato che questi insetti sono molto più utili di tanti altri indicatori bioclimatici, compresi i pollini che sono, ancora oggi, tra i fossili maggiormente utilizzati nelle ricerche paleoclimatiche. Gli scarafaggi hanno la capacità di muoversi e non sono legati al territorio ma possono abbandonarlo quando non risponde più alle loro esigenze, possibilità invece preclusa alle piante. Inoltre gli scarafaggi hanno una vita di un anno circa: ciò significa che la loro risposta alle variazioni climatiche è alquanto veloce. Gli scarafaggi e i loro residui fossili sono fisicamente presenti solo in caso di un clima favorevole e ciò ha permesso di ricostruire con estrema precisione le condizioni di temperatura e umidità presenti migliaia di anni fa.

 

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