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Guai in vista? Molto meglio “girare al largo”

Autore: Prof. Adriano Mazzarella -
Responsabile Osservatorio Meteorologico Università Federico II di Napoli
31/01/2010 (letto 1743 volte)

Quando vogliamo evitare un problema o tenerci lontano da un pericolo...

 

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Quando vogliamo evitare un problema o tenerci lontano da un pericolo prevedibile siamo soliti dire “giriamo al largo”. L’espressione deriva dalla pratica marinaresca perché in caso di tempesta restare al largo significa per i marinai tenersi lontano dalla terraferma, uno dei principali pericoli della navigazione. L’avvicinamento a terra rappresenta, infatti, un momento particolarmente delicato e una manovra certamente molto rischiosa con mare grosso e vento forte. Molti relitti documentano naufragi connessi alla navigazione sottocosta e all’approdo e tutti i manuali di navigazione riportano precise indicazioni e suggerimenti per prevenire i rischi di incaglio o di arenamento. Particolarmente pericolosi sono i litorali costituiti da scogli battuti dal mare, privi di insenature e di approdi naturali presso cui ridossarsi e davanti ai quali possono trovarsi insidiosi bassifondi e scogli semiaffioranti. Quando si doppia un capo o un promontorio è buona regola tenersi ad una distanza di sicurezza poiché questi si prolungano spesso con dei bassifondi che avanzano oltre la costa. Altrettanto pericolosi sono i litorali sabbiosi dove è sempre presente il rischio di arenarsi sulle secche e sui bassifondi che possono emergere anche a notevole distanza dalla riva. L’arenamento sui banchi di sabbia, infatti, è stata causa di disastrosi naufragi: immobilizzate e battute dalla violenza del mare, le navi che non riescono più a guadagnare il largo si sfasciano nell’arco di poco tempo.

 

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