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Il concetto (sconosciuto) di eccezionalità di un evento

Autore: Ing. Fortelli Alberto
01/10/2012 (letto 5807 volte)

Quando un evento meteo può definirsi eccezionale o meno....

 

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Ho iniziato ad annotare dati meteorologici nel lontano 1976 (avevo solo 14 anni ma già ero decisamente affascinato dai fenomeni atmosferici) e a tenere un diario meteo nel settembre 1977.
In questi 25 anni ho accumulato una mole enorme di informazioni, che conservo con grande cura. Centinaia e centinaia di articoli di quotidiani, migliaia di pagine di diario meteo, decine di pagine di riassunto ed elaborazione statistica dei dati rilevati, mi consentono, credo, di aver a disposizione un quadro abbastanza completo degli eventi meteorologici che hanno interessato l’Italia negli ultimi 25 anni.
Poiché nel corso degli ultimi anni ho notato che praticamente tutte le ondate di freddo vengono considerate eccezionali, anche quelle consistenti, né più né meno, in una normale fase di freddo invernale, voglio portare alla attenzione dei meteo-appassionati più giovani, che forse erano troppo piccoli per poterlo ricordare, un esempio di quella che può essere considerata, a pieno titolo, una ondata di freddo eccezionale: quella della prima quindicina del mese di gennaio ’85.

Ritengo comunque utile fare anche alcune considerazioni sugli aggettivi che accompagnano i servizi sul maltempo mandati in onda dai notiziari televisivi o che compaiono sui quotidiani.
Iniziamo preliminarmente a chiarire, da un punto di vista più strettamente tecnico, cosa si deve intendere con l’aggettivo “normale”. Con normale si aggettiva quella situazione che, manifestandosi con la frequenza più elevata, costituisce la norma. Subito si intuisce che la normalità non può che essere una assoluta peculiarità del luogo geografico che stiamo considerando: per una località della Lapponia, posta a nord del Circolo Polare Artico, ad esempio, è assolutamente normale che nevichi per 8 mesi all’anno mentre un anno nel quale la neve cada per 20 giorni (anche non consecutivi) su di una città pur fredda quale Milano, rientra senz’altro tra le annate anormali se non addirittura eccezionali. Per quanto riguarda i valori delle grandezze meteorologiche, ed in particolare quelli della temperatura, si può osservare che essi hanno una distribuzione statistica che si avvicina a quella di tipo gaussiano, con i valori misurati più di frequente che si addensano proprio in prossimità dei valori medi. I valori normali possono quindi, senza commettere grosso errore, essere identificati con i valori medi calcolati relativamente a periodi molto lunghi di osservazioni e rilevazioni. Quando si utilizzano i valori medi si corre il rischio, però, di arrivare a delle conclusioni sbagliate: può risultare indicativo il classico, vecchio esempio delle due persone che hanno mangiato una media di un pollo a testa: ma a mangiare i due polli è stato, però, uno solo dei due! Il valore medio delle temperature potrebbe, teoricamente, anche essere un valore che si è registrato solo per pochi istanti. Cè da evidenziare proprio questo fatto, cioè che i valori medi sono il frutto di una variabilità dei valori: è chiaro che gli scarti rispetto al valore medio possono assumere diversa entità: la valutazione di tale entità risulta un passo molto importante di qualsiasi analisi statistica. Per non addentrarci in discorsi di tipo statistico-matematico si può affermare, in maniera semplicistica (non me ne vogliano i professionisti della statistica) che un fenomeno (valutato qualitativamente) risulta veramente anomalo quando si manifesta con una frequenza estremamente bassa: per esempio, se una nevicata imbianca la città di Roma con 2¸3 cm di neve, tale fenomeno lo si può definire raro, non usuale, ma non certo eccezionale in quanto, in media, ogni 5-6 anni è possibile osservare questo fenomeno; se invece la neve dovesse cadere fino a formare uno strato di 20 cm e l’ultima volta che ciò è accaduto risale a 40 anni fa, si potrà parlare, a ragion veduta, di evento eccezionale in quanto costituente una eccezione al normale andamento climatico. Il tempo medio di attesa che è lecito prevedere tra l’occorrere di un evento anomalo ed il successivo (di pari caratteristiche) viene detto “tempo di ritorno” : più un evento è discosto dalla normalità, tanto maggiore risulterà il suo tempo di ritorno. Una definizione più rigorosa di cosa deve intendersi con la dizione “evento eccezionale” (su base statistica) è quella che attribuisce all’evento stesso una probabilità di essere superato inferiore al 5%.
Gli aggettivi che vengono utilizzati dai giornalisti per descrivere o commentare un ondata di freddo sono sempre tali da far pensare che sia la prima volta nella storia, o quasi, che si verifichi una situazione meteorologica di quel tipo: sui quotidiani si legge quasi sempre “eccezionale ondata di maltempo” mentre in TV si vedono immagini commentate con frasi tipo “non si ricorda a memoria d’uomo una simile ondata di gelo” oppure “....è la tempesta più intensa degli ultimi 50 anni”. La memoria dell’uomo è quindi, almeno per quanto riguarda i fenomeni meteorologici, piuttosto limitata.
Per dare un’idea concreta di quello che può essere definito un evento meteorologico eccezionale, si riportano alcuni valori delle temperature registrate nel corso dell’ondata di freddo del gennaio 1985. Analizzando questi valori, i giornalisti potrebbero rendersi conto della mole enorme di aggettivi che viene sprecata ogni inverno per commentare le vicende atmosferiche che interessano la nostra penisola.
Di seguito una tabella con i valori di rilievo minimi e massimi di alcune località italiane.





Ing. Fortelli Alberto

 

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