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La temperatura percepita.

Autore: M. Toti
05/08/2017 (letto 918 volte)

La temperatura percepita, l'ultima novità della disinformazione "scientifica" che serve ad attirare il click.

 

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In questi giorni si fa un gran parlare della temperatura percepita che in occasione di questa ondata di caldo eccezionale raggiunge picchi di 55° 60° 70°, robe da friggere le uova in tegamino nelle padelle virtuali di quei pseudo giornalisti a caccia di consensi. Sinceramente da amante di questa meravigliosa materia scientifica che è la meteorologia, mi piange il cuore a veder sempre ricercato in rete , sui quotidiani e in tv, salvo sempre più rare eccezioni, il termine eccezionale per fare notizia e attirare il click. Ogni volta che in questo paese siamo in procinto di vivere un'ondata di freddo o un'ondata di caldo il termine eccezionale viene utilizzato a volte impropriamente. Anche in questi giorni siamo al cospetto di un'ondata di caldo eccezionale. Punto. E' evidente che oramai non bastava più l'etichettare le alte pressioni nord africane con nomi illustri quali Caligola, Nerone, Lucifero. Dovevamo fare di più, colpire l'immaginario popolare con qualche cosa di maggiormente allarmante del nome di un vecchio imperatore romano. Quale migliore idea di dire allora che 34° all'ombra con il 90% di umidità relativa sono equivalenti a 55° percepiti ? oppure che un bel 42° con il 100% di umidità relativa equivale ad 82° percepiti temperatura diciamo di "difficile sopportabilità" ?
Cos'è la percezione umana? Il dizionario di lingua italiana Treccani cita :

Percezione

1. a. L’atto del percepire, cioè del prendere coscienza di una realtà che si considera esterna, attraverso stimoli sensoriali, analizzati e interpretati mediante processi intuitivi, psichici, intellettivi: la p. dei colori, degli odori, dei suoni; la p. di un movimento; non aveva la p. esatta del pericolo che correva; ebbe la p. immediata che la situazione stava precipitando; anche, la facoltà di percepire: velocità di p., la prontezza con la quale l’apparato sensoriale-intellettivo percepisce la realtà esterna (in partic., velocità di p. auditiva, visiva, ecc., dipendenti in maniera complessa dall’intensità degli stimoli sonori, luminosi, ecc., in rapporto con la variabile risposta individuale); disturbi della p., anomalie delle p., dissociazione delle p., in patologia e psicologia. In oculistica, velocità di p., la prontezza con la quale l’occhio percepisce la presenza degli oggetti (è in rapporto con l’illuminazione). Talvolta con sign. non diverso da sensazione, come acquisizione sensibile di fenomeni esterni: la p. del caldo, del freddo; l’alta camera [il cervello] ne la quale tutti li spiriti sensitivi portano le loro p. (Dante). b. In psicologia, in senso stretto, sensazione accompagnata da forme variamente avvertite di coscienza; più in generale, tutta la sequenza di eventi che va dal presentarsi di uno stimolo, attraverso il realizzarsi e l’oggettivarsi della sensazione, fino al suo essere avvertita, base quindi della conoscenza e dell’interazione con la realtà interna ed esterna all’organismo. L’insieme dei processi organici e mentali che compongono tale sequenza può essere specificamente analizzato e studiato a seconda che si considerino le componenti fisiche, fisiologiche, cognitive e affettive. c. Nel linguaggio filos., il termine può designare sia ogni esperienza conoscitiva, ogni attività intellettuale, in antitesi alle operazioni della volontà (tale è, per es., il sign. che ha perceptio nella terminologia di Cartesio), sia l’atto cognitivo con cui si avverte la realtà di un determinato oggetto, e che è distinto, secondo alcuni, dalla semplice sensazione, in quanto implica, pur nella sua rapidità, un processo di organizzazione e interpretazione (anche alla luce di ricordi e passate esperienze) di sensazioni diverse: p. interna, relativa ai proprî atti o stati di coscienza; p. esterna, relativa al mondo esteriore; piccole p. (o p. insensibili), nella filosofia di Leibniz, quelle di cui il soggetto non ha consapevolezza.

2. Nel linguaggio amministr. (secondo il sign. 2 di percepire), l’atto con cui si viene regolarmente in possesso di una somma, riscossione, esazione: p. dei tributi, di un’imposta; p. del reddito; p. degli interessi, dei frutti di un capitale.

A parte il fatto che mi piace molto la seconda definizione perfettamente associabile alla psiche di coloro che utilizzano questo termine per fare cassa sui rispettivi mezzi di comunicazione, si può notare che la percezione significa anche prendere coscienza di una realtà che si considera esterna.

Sappiamo bene che i nostri sensi funzionano in maniera simile ma non uguale per tutti. Variano in funzione di alcuni parametri particolari quali stato si salute, età condizioni ambientali etc. Ecco che una persona in un ambiente a 30° con il 70% di umidità relativa può percepire caldo mentre un altro individuo che magari lo percepisce diversamente, non avverte un particolare disagio. Casi del genere esistono realmente, ed è capitato anche a qualcuno di noi di vedere un americano in bermuda, t-shirt e ciabatte infradito passeggiare sotto la pioggia a 15° mentre fa il turista in Italia. Tutta questione di percezione.

Ne vien fuori quindi un quadro piuttosto complesso nel quale definire con certezza che 34° con il 90% di umidità corrispondono a 55° percepiti è una fesseria. Sarebbe molto più corretto dire che 34° con il 90% di umidità sono percepiti dalla quasi totalità della razza umana come un grave disagio fisico (vedi tabella in figura) in quanto il meccanismo con il quale il sudore prodotto dal nostro corpo evapora per abbassarne la temperatura, non funziona più, in quanto proprio il sudore stesso non evapora a causa delle condizioni di quasi saturazione dell'ambiente nel quale si trova in quel momento il corpo. E se l'aria è satura, l'acqua non evapora, lo sanno pure le massaie che provano a far asciugare i panni stesi. Lo fanno nelle giornate di sole e ventilate o in quelle nuvolose e magari nebbiose? Perchè a Sumatra il costume da bagno all'aperto non si asciuga mentre a Sharm el-Sheikh esci dall'acqua e pochi minuti dopo è tutto asciutto. Questioni di saturazione dell'aria. Aria umida, aria secca. Clima afoso, clima torrido.

E allora diciamo che l'esercizio di divulgare questo genere di notizie non fa altro che allarmare inutilmente coloro che ignorano il vero significato di questo termine e sopratutto le persone più indifese da questo punto di vista quali quelle anziane che al solo sentir parlare di 50° iniziano a sentirsi male.

Sarebbe l'ora di finirla con questo genere di notizie in perfetto stile terroristico che di sapore scientifico hanno veramente molto poco.
Ma, ahimè, viviamo sempre nel bel paese dove tutto passa impunemente, anche le cialtronerie rese ufficiali dai media nazionali.

Buon caldo percepito a tutti.

M. TOTI

 

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