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Nulla di nuovo sul fronte del clima

Autore: Prof. Adriano Mazzarella -
Responsabile Osservatorio Meteorologico Università Federico II di Napoli
20/12/2009 (letto 3436 volte)

L’opinione pubblica è sempre più frastornata dalle notizie provenienti da Copenhagen...

 

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L’opinione pubblica è sempre più frastornata dalle notizie provenienti da Copenhagen dove più di 14 mila delegati da tutto il mondo stanno decidendo azioni comuni sul taglio dei gas serra nella convinzione assoluta che l’uomo sia l’unico responsabile del riscaldamento del pianeta. Sulle pagine dei giornali e sugli schermi televisivi appaiono sempre più frequentemente immagini apocalittiche di orsi polari imprigionati sui lastroni di ghiaccio, di ghiacciai che perdono pezzi e di enormi icebergs galleggianti. Pochi hanno il coraggio di andare controcorrente e chiedersi se il riscaldamento globale appartenga, invece, alla variabilità naturale del sistema atmosfera-oceano. Al di là delle risposte di carattere politico/scientifico, è doveroso informare i lettori che, già nel passato, imperversavano lamentele sulle variazioni climatiche. Senza andare troppo indietro nel tempo quando Virgilio evidenziava la scomparsa della primavera e quando Seneca chiedeva all’amico Lucilio (lettera 23) di non parlargli della brevità e mitezza di quell’inverno e della rigidità della primavera successiva, giova ricordare che già nel 1821, il ministro degli Interni francese indirizzava ai prefetti una circolare nella quale, asserendo che “da qualche anno si notano brusche variazioni delle stagioni, di uragani, di inondazioni straordinarie”, li invitava a ricercare la causa di questi cambiamenti. Le risposte furono svariate: chi accusava il disboscamento francese e chi quello americano, chi i terremoti e chi le eruzioni vulcaniche. Vi furono anche coloro che, molto francamente, risposero che non si erano accorti che il clima fosse cambiato. Lo stesso Leopardi, nei suoi ”Pensieri”, ricordava di aver udito dire dai vecchi “che le annate sono divenute più fredde e gli inverni più lunghi” e attribuiva queste considerazioni semplicemente alla minore efficienza fisica dei vecchi rispetto alla loro età giovanile. Parimenti, con l’avvento della globalizzazione, oggi possiamo dire che, rispetto al passato, siamo più attenti alle vicende meteo-climatiche per cui è difficile spiegare che tutti i fenomeni atmosferici, che influenzano continuamente il quotidiano e che tanto impressionano, sono in un certo senso normali perché fanno parte di quella “regolare irregolarità” che regna e ha sempre regnato nell’atmosfera: il tempo non può impazzire per la semplice ragione che è pazzo da sempre.

 

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