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L'alluvione di Salerno del 1954

Autore: Sorrentino Vincenzo
26/10/2012 (letto 6832 volte)

Tra le grandi alluvioni d'Italia, quella di Salerno del 25-26 ottobre 1954 fu tra le più grav

 

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CINQUANTOTTO anni fa: L’alluvione a Salerno.
Tra le grandi alluvioni d'Italia, quella di Salerno del 25-26 ottobre 1954 fu tra le più gravi in termini di perdite umane. La catastrofe fu causata da precipitazioni di portata eccezionale, il cui impatto fu talora aggravato nelle aree interessate da disboscamenti dissennati, che favorirono alcuni movimenti franosi estesi e distruttivi.
La pioggia cominciò a cadere con moderazione fin dalle ore 13:00 del 25 ottobre 1954, divenendo più intensa verso le ore 17:00. Le precipitazioni aumentarono enormemente fino ad assumere le caratteristiche di un uragano, raggiungendo la massima intensità fra le ore 20:00 e la mezzanotte, ma proseguendo poi per tutta la notte: esse furono talmente abbondanti che in meno di 24 ore erano caduti più di 500 mm di pioggia
La zona maggiormente colpita fu quella della costiera amalfitana fino alla città di Salerno, e precisamente le città di Vietri sul Mare, Cava de' Tirreni, Salerno, Maiori, Minori, Tramonti
Le devastazioni furono immense: frane, voragini, ponti crollati, strade e ferrovie distrutte in più punti, case spazzate via, scantinati allagati. I danni si calcolarono superiori ai 45 miliardi.
La furia delle acque causò estese frane, una delle quali, staccatasi dal pendio di un monte da poco disboscato, spazzò via il villaggio di Molina, ed un vicino ponte monumentale dell'acquedotto, chiamato "Ponte del Diavolo".
I due torrenti Bonea e Cavaiola provenienti da Cava trascinarono a mare una tale quantità di detriti da creare l'attuale spiaggia di Vietri. Tutta la costa del salernitano comunque cambiò il suo aspetto, risultando in numerosi punti più avanzata a causa dell'apporto di detriti.
A Maiori furono danneggiate le borgate alte, buona parte del centro storico ed alcuni edifici lungo il torrente Reginna il quale, ostruito dai tronchi degli alberi trascinati a valle dalle acque, erose le fondamenta dei palazzi lungo il suo corso, facendone crollare le facciate.
Successivamente le case distrutte furono sostituite con palazzi moderni, quelli che attualmente caratterizzano il centro di Maiori.
Nel Municipio vi è una lapide che ricorda ed elenca i nomi dei 37 morti nell'alluvione dell'ottobre 1954.
A Salerno , le zone più colpite furono i rioni di Canalone, Via Spinosa , nelle adiacenze del Teatro Verdi, Annunziata, rione Oliviero e Calata San Vito: si contarono un totale di 107 morti, di cui 21 mai identificati. Oltre 1700 famiglie persero la loro abitazione. Nel rione Olivieri una frana, caduta dal costone roccioso, divelse e trascinò a mare un intero fabbricato, il palazzo Mazzariello.
Nel centro storico il torrente Fusandola, che scorre sotto il manto stradale, s’ingrosso fino a spaccare la strada, creando un’enorme fiumana di fango che correndo in discesa per molti metri fermò la sua corsa davanti alla basilica dell’Annunziata.
Uno spettacolo che non dimenticherò mai, perché io c’ero: andavo a scuola a Salerno e quella mattina di cinquant’otto anni fa giunsi in città, a piedi dalla stazione di Cava dei Tirreni, ignorando gli avvenimenti della notte precedente.
La televisione aveva da poco iniziato i programmi e pochi l’avevano già in casa e le notizie allora arrivavano con molta minore celerità di oggi.
Uno spettacolo terrificante: un enorme ammasso di fango alto fino alle insegne dei negozi con al suo interno inglobate masserizie di ogni genere e, purtroppo, numerosi cadaveri.
Tra tanti lutti e drammi vissuti in città, ricordo un episodio molto bello: il piccolo Mario Caputo, di quindici mesi, fu ritrovato vivo e in buone condizioni di salute ben tre giorni dopo l’alluvione: era all’interno della sua culla, che galleggiava in una pozza d’acqua. Il ritrovamento destò grande gioia nella folla che vi assistette.
Subito dopo la tragedia partirono i soccorsi e la solidarietà degli Italiani che, come sempre, mostrarono il loro buon cuore donando molti milioni in beneficenza soprattutto attraverso la “Catena della Fraternità” organizzata da Vittorio Veltroni speaker televisivo, il papà del più noto Walter.
Molti fondi per la ricostruzione arrivarono dal Governo presieduto dall’on.le Scelba e consentirono la ricostruzione della nuova Salerno ed est della stazione ferroviaria . Gli sfollati furono sistemati nelle case popolari di della zona di Santa Margherita e Pastena ed in seguito furono costruite altri insediamenti ad opera del Sindaco Menna nelle stesse zone orientali tanto che essa è diventata la più popolata di Salerno.
Dopo qualche giorno arrivò in visita di solidarietà il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, il Patriarca di Venezia Anelo Roncalli, che quattro anni dopo divenne Papa Giovanni XXIII e l’ambasciatrice americana in Italia Clara Boothe Luce.
Un’ultima annotazione: nel Cimitero di Salerno c’è una zona dove sono sepolte le vittime della tragedia denominata “Piazzetta degli Alluvionati” con un monumento a perenne ricordo dei questa immane tragedia.

Nella foto: Il ponte ferroviario fra Cava e Vietri crollato da immagini quotidianoespressorepubblica

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