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Quando la musica si “preoccupa“ del tempo

Autore: Prof. Adriano Mazzarella -
Responsabile Osservatorio Meteorologico Università Federico II di Napoli
13/07/2010 (letto 2430 volte)

Molte sinfonie classiche, musiche da camera e canti popolari ...

 

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Molte sinfonie classiche, musiche da camera e canti popolari utilizzano tecniche strumentali e vocali per descrivere i rumori tipici dei fenomeni meteorologici. Esempi tra i più famosi sono “Le quattro stagioni” di Vivaldi, quattro concerti per violino e orchestra. Ogni concerto si divide in tre movimenti (il primo e il terzo in tempo di allegro o presto e quello intermedio in tempo di adagio o largo) e si riferisce a una delle quattro stagioni: Primavera, Estate, Autunno e Inverno. Si tratta di un tipico esempio di musica a programma cioè di composizioni a carattere prettamente descrittivo. L’Inverno è descritto con tinte scure e tetre per evocare l’azione della pioggia e del vento gelido, al contrario l’Estate con toni accesi e drammatici per evocare l’oppressione del caldo o la violenza dei temporali in azione. Oltre Vivaldi, è importante ricordare anche Chopin che, nel “preludio della pioggia”, op. 28 n. 15, descrive il rumore di una goccia d’acqua battente con un incessante ribattuto su pianoforte. Il brano fu composto a Maiorca nel 1838 durante giornate di sole, quando Chopin sperava che il bel tempo potesse alleviare i sintomi della tubercolosi che lo avrebbe ucciso 11 anni dopo, all’età di 39 anni. Tchaikowsky descrive nelle sue “Stagioni” i cambiamenti del clima mese per mese con una serie di 12 pezzi per pianoforte e lo stesso Beethoven nella sinfonia n. 6 (La pastorale) descrive con violoncello e contrabbasso il brontolio che precede l’arrivo di una tempesta.

 

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